“”LE CHIAVI TUTTE”. CHE VE NE PARE? E’ LO SLOGAN DI UN FERRAMENTA MILANESE.

I FATTI: Stamattina entro in un bar in Città Studi a prendere un caffè. Lo gestiscono due ragazzi, carini, educati, ogni tanto ci passo. Mentre sto cOnsumando arriva una coppia, evidentemente di clienti, età 30 anni. Uno dei baristi tira fuori un biglietto da visita e ammicca al cliente maschio: “Stavo già per telefonare, invece…”. Gira il biglietto della PUBBLICITA’ INGANNEVOLE, e compare l’indirizzo di un ferramenta della zona.
RISATE DEI PRESENTI, COMPRESA L’ALTRA DONNA CHE E’ NEL BAR.
Mi infuribundisco e commento: “Non ci trovo niente da ridere”, esordisco.
SGUARDI SMARRITI DEI PRESENTI. CHE PROPRIO NON CAPISCONO COSA STIA SUCCEDENDO. UNA BATTUTA INNOCUA, CHE MALE C’E’?
Arringo: FARSI PUBBLICITA’ CON UN GIOCO DI PAROLE CHE INVERTENDO I TERMINI ALLUDE ALLA SOLITA INDEFINITA POSSIBILITA’, PER GLI UOMINI, DI AVERE LE DONNE A PROPRIA DISPOSIZIONE, E ALLA SOLITA INDEFINITA DISPONIBILITA’ DELLE DONNE DI DARSI AGLI UOMINI NON E’ AFFATTO INNOCUO. E’ UNO SLOGAN VIOLENTO, OFFENSIVO, E, SOPRATTUTTO PER GLI UOMINI, CONFONDENTE.
INFATTI CE NE SONO UN SACCO IN GIRO ABBASTANZA INCAZZATI. Perché si continuano a costruire falsi immaginari, mentre LE DONNE DELLA REALTA’ DICONO NO TUTTE LE VOLTE CHE VOGLIONO, SANNO SCEGLIERE E RIFIUTARE. Quasi sempre, soprattutto tra i giovani, si rivelano più in gamba, più determinate, più capaci di prendere decisioni. E CHE SMENTISCONO SISTEMATICAMENTE L’ILLUSIONE CHE, ANCHE QUESTO STUPIDISSIMO BIGLIETTINO DA VISITA CONTRIBUISCE A CREARE.
I FATTI: IL BARISTA PRENDE IL BIGLIETTO CON “LE CHIAVI TUTTE” E LO METTE SU UNA MENSOLA, IN BELL’EVIDENZA, APPOGGIATO ALLE BOTTIGLIE. MENTRE ESCO, VENGO RAGGIUNTA DALL’ECO DELLE RISATE.
MORALE: Sono certa di essere passata per una bacchettona, e altrettanto certa che i presenti CONSUMANO battutacce come quella dell’intraprendente pubblicitario-ferramenta ritenendosi più di me LIBERI, MODERNI E CAPACI DI SCHERZARE SENZA MORALISMI. 
E questo equivoco è quel che più mi ferisce, il più pericoloso, il più difficile da sradicare. Almeno fino a quando non si costruirà CON LA STESSA PERVASIVITA’ UNA MENTALITA’, FATTA ANCHE DI REGOLE, DI NORME CHE NORMANO I MESSAGGI PUBBLICITARI E I MESSAGGI TELEVISIVI, CHE RENDERA’ FINALMENTE OVVIO QUEL CHE DICO IO E ODIOSO IL MESSAGGIO DEL FERRAMENTA.

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ALCUNE CONSIDERAZIONI SULL’ESCALATION DI FEMMINICID

Sono rientrata due giorni fa da Buenos Aires, dove ho incontrato diverse donne e alcune docenti dell’università Unsam,studiose e femministe argentine. Ero lì per tenere una presentazione de IL SILENZIO DEGLI UOMINI e per un dibattito sul tema del corpo. Due erano gli interessi: l’Italia post-berlusconiana (ma sarà poi proprio così? nel senso del post?), e il femminicidio. Bene, in quello che solo pochi anni fa era considerato un paese del terzo mondo, l’Argentina oggi governata da una donna, Cristina Kirchner, paese cattolico, machista, latino, lo scorso anno in agosto, E’ STATA RAPITA E UCCISA UNA RAGAZZINA, CANDELA, UN FATTO CHE HA SCONVOLTO IL PAESE E DI CUI, ANCORA ADESSO SI PARLA.
CHI RICORDA PIù UN SOLO NOME DI UNA DELLE 126 DONNE UCCISE NEL 2011 IN iTALIA? NESSUNO.
RIENTRANDO, OLTRE AL MACABRO ELENCO DELLE VITTIME DEGLI ULTIMI GIORNI, HO TROVATO SU FB DIVERSI COMMENTI SGRADEVOLI SULL’INIZIATIVA DELLA MINISTRA DI FORNERO DI INCARICARE L’ISTAT DI UN’INDAGINE SPECIFICA SUL FEMMINICIDIO IN ITALIA. Ma come è possibile? No, proprio non sono d’accordo con questo atteggiamento. Se le istituzioni o i loro rappresentanti non fanno niente, giustamente ne denunciamo il silenzio e il disinteresse. Ma appena fanno qualcosa, anche una piccola cosa, certo, non risolutiva, c’è sempre chi è pronta a ridicolizzare e a sminuire. Ora, se in tutti questi mesi terribili, non abbiamo fatto altro che dire e denunciare il non riconoscimento della violenza e della sua escalation come FENOMENO SOCIALE E POLITICO, perché non apprezzare che la ministra Fornero incarichi il massimo organismo di studio sui fenomeni sociali italiani di uno studio approfondito. Dove sarebbe il problema, la mancanza, l’errore?