NON SOLO LA LEGA DEVE TORNARE A SCUOLA

Sono reduce, come la maggior parte delle persone che si ostinano a leggere i quotidiani, da un full-immersion nelle vertiginose profondità del leghismo: pagine e pagine dedicate a questo straordinario fenomeno che è un mix di “familismo amorale” e di corte dei miracoli, di primitivismo politico con tanto di tentativo alla successione della leadership per via dinastica, dall’Umberto al Trota, e di banale magna-magna.
Ma un filone delle ruberie del denaro pubblico mi colpiva più di altre: quello destinato a comprare titoli di studio a figli, senatrici e amanti di senatrici, che non si sarebbero potuti ottenere altrimenti. Le lauree, al pari dei Suv e delle scorte, come segno di status dei nuovi barbari, uno dei tanti emblemi di una frettolosa ascesa sociale.
Diplomi e lauree che, in quanto acquistati un tanto al peso, non hanno aggiunto neppure un grammo di cultura, neppure scolastica, ai nostri; tanto che su youtube ci si può gustare un Renzo Bossi sostenere che in canadesi vivono in Australia (sic!).
MA L’ATTENZIONE ALL’ABISSALE IGNORANZA DEL CERCHIO MAGICO SI è CERTAMENTE ACUITA IN SEGUITO A UNA DEPRESSIVA VISIONE DELLE “IENE” DI VENERDI’ SERA.
Una giornalista del programma fuori da Montecitorio intervistava alcuni onorevoli rivolgendo loro domande di una semplicità sconcertante. Per esempio, COS’è UNA SINAGOGA? RISPOSTA DI UN ONOREVOLE DELLA REPUBBLICA: “Il luogo di culto dove pregano i musulmani”. E Netanyahu? RISPOSTA: “IL PRESIDENTE DELL’IRAN”.
Siete ancora soltanto sconcertati? E allora sentite questa: a una parlamentare del PD, la giornalista domanda chi sia Mao? La risposta è vaga, ma diciamo appropriata. Peccato che l’onorevole cada sulle date. Quando sarebbe vissuto Mao? RISPOSTA: UN PAIO DI SECOLI FA.
Capisco che a questo punto vi farà un baffo, ma per dovere di cronaca aggiungo che nessuno, dico nessuno dei deputati intervistati conosceva una sola commedia di Shakespeare, e che in tre hanno osato rispondere sul periodo storico in cui il drammaturgo inglese sarebbe vissuto. Nell’800. Complimenti!!!
ORA, IN QUALSIASI PAESE APPENA DECENTE, LE DIMISSIONI DI QUESTI SIGNORI CHE DOVREBBERO RAPPRESENTARCI DOVREBBERO ESSERE CHIESTE A FUROR DI POPOLO, E PRONTAMENTE DATE.
Se c’è un’aula che questi signori dovrebbero frequentare, questa è un’aula scolastica di primo o secondo grado.
MA TUTTO QUESTO PER DIRE CHE LA SELEZIONE DELLA CLASSE DIRIGENTE DA PARTE DEI PARTITI NON SI PREOCCUPA, NEPPURE DELLA DECENZA, MA DELLA PRESENTABILITA’ DI CHI VIENE SCELTO.
Abbiano detto e scritto più volte che la precedente maggioranza era costituita da una classe politica senescente, intrinsecamente amorale ed eversiva; da Padri_Crono dediti a divorare i propri figli e da sudditi compiaciuti e compiacenti. Ma il livello infimo dei rappresentanti parlamentari riguarda tutti i partiti, nessuno escluso.
AL MOMENTO IL PAESE E’ COMMISSARIATO DA PROFESSORI E PROFESSORESSE DEL POST-RICREAZIONE: SEVERI, COMPETENTI, ALGIDI E CERTAMENTE PROVENIENTI DA OTTIMI STUDI. EVIDENTEMENTE NON BASTA. MA QUANDO SE NE ANDRANNO, SE VOTERANNO LA NUOVA LEGGE ELETTORALE SULLA QUALE SI SONO APPENA MESSI D’ACCORDO, CHE RISERVA AI PARTITI LA SCELTA DEGLI ELETTI, COSA SUCCEDERA’?”

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1 Commento

  1. ericagazzoldi

     /  aprile 25, 2012

    Cara Iaia, ho notato il tuo stile veemente, che si discosta assai da quello che mi è abituale. Tuttavia, temo che, per situazioni come quella che descrivi, il “pepe” sia inevitabile. Io sono studentessa universitaria, perciò puoi comprendere quale sia il peso che do alla cultura umanisticamente intesa. Mi stupisco che esso sembri così poco coltivato da chi, in teoria, dovrebbe esserne imbevuto. Non vedo il ruolo di parlamentare come “disimpegnato” o “da capre”; anzi, lo trovo adatto a chi ha una formazione al contempo alta ed enciclopedica: in campo storico, giuridico, geografico, filosofico, letterario (che spesso ricomprende i precedenti). Una persona così istruita avrebbe, infatti, la capacità di vedere realmente “dall’alto”, panoramicamente, il popolo su cui si appresta a legiferare. L’esistenza delle istituzioni dà senso alla cultura umanistica e viceversa. Cosa significa studiare lettere e filosofia, se non approfondire quelle idee e quei concetti (“democrazia”, “repubblica”, “legge”, ecc.) su cui si basa la vita di cittadini? Ciò che chiamiamo “civiltà” si regge su opere e parole di chi è vissuto prima di noi: ossia, sulla “cultura”. Grazie, Iaia.

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