Parliamo di una “questione maschile”?

Oggi su Repubblica, finalmente un uomo autorevole, Adriano Sofri,  si spende in una lunga riflessione sul macabro primato raggiunto in Italia nel nuovo anno: una donna uccisa per mano di un uomo (marito, amante, fidanzato) ogni due giorni. Siamo alla vittima numero 46. E avevamo chiuso il 2011 con una statistica che speravamo eccezionale: una donna ogni tre giorni.

Sofri inaugura nel lessico di un grande quotidiano un termine mai usato prima se non tra donne e studiose del fenomeno, ricordando che la necessità di utilizzarlo ci porta più vicini e ci rende più simili a Ciudad Juarez, quel cimitero a cielo aperto al confine tra Messico e Stati Uniti dove una sorta di misoginia feroce e criminale ha trovato casa e si esprime senza più freni e inibizioni di sorta.

Però l’Italia non è il Messico, e tantomeno Ciudad Juarez, non è il nostro un luogo ai confini con il nulla e in mano ai narcos. Lì si può immaginare una retrovia della civiltà, per noi c’è bisogno di uno sforzo di analisi e di comprensione più audace: quel che sta succedendo nel nostro Paese è una sinistra sintesi di arcaicità e post-post modernità; è l’epifenomeno di una comunità troppo a lunga stritolata da vorticosi cambiamenti e continue regressioni; l’inevitabile risultato di una misoginia che data ben prima del berlusconismo, che ha escluso le donne fin dove è stato possibile, dai luoghi pubblici, dalla rappresentanza politica e dai partiti, dalle istituzioni.

Cambiamenti senza adeguate riforme sociali e non seguiti da più radicali trasformazioni, anche dell’immaginario, dei modelli, delle narrazioni televisive, e se questo non ha fatto bene a noi donne, ancor più ha fatto male agli uomini, sempre più confusi tra le donne della realtà, libere, forti, decise a prendersi nelle mani la propria vita e stereotipi vecchissimi. Che hanno contribuito a illuderli di potersi rifugiare in altrettanto vetusti privilegi, a ritardare i conti con un’identità maschile costretta a divenire, a essere sempre più confusi e impauriti. E cos’altro è la violenza se non paura raggelata?

Forse è arrivato il momento di porre una questione maschile in Italia: di imporla con forza all’ordine del giorno, ai mass media, a campagne di sensibilizzazione per farne quel che è: anche, un’emergenza sociale e non una questione privata. Innanzitutto strappandoci dai meandri della coscienza l’oscura convinzione che la violenza sia immanente al maschile e dunque immodificabile, intrasformabile, imbattibile.

E ho due proposte da fare:

La prima è quella di costituirsi parte civile , gruppi, associazioni, soggetti, il più numerosi possibile, nel processo allo stupratore della giovane donna dell’Aquila, praticamente sventrata da un oggetto appuntito nel corso della violenza, un’infamia che l’avvocato difensore del presunto colpevole continua a definire “un rapporto consenziente”. E il fatto che un simile linguaggio sia tornato possibile e pubblico, come ai tempi del massacro del Circeo, è più che preoccupante.

La seconda è una provocazione: perché non chiedere alla lega Calcio, agli “eroi” dell’epica maschile per eccellenza, di scendere in campo per tutto il prossimo campionato con un grande striscione che reciti: “Basta violenza sulle donne”? Lo hanno fatto per sostenere una giusta campagna contro il razzismo, e il femmicidio italiano quanto l’odio etnico o religioso o politico è tempo che diventi una questione che riguarda tutti, ma proprio tutti. Più che mai gli uomini.

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16 commenti

  1. Cristina

     /  marzo 27, 2012

    Appoggio entrambe le iniziative. Per quanto riguarda il calcio, l’unica idea che mi è balenata in mente sarebbe quella di contattare Ilaria D’Amico, brava e preparata giornalista sportiva (e non solo), che conduce un seguitissimo programma sulla tv satellitare e ha contatti più che ravvicinati con allenatori e squadre. Che ne dici?

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  2. Cristina

     /  marzo 27, 2012

    Ah, e nel frattempo sono già diventate 48, le donne ammazzate dall’inizio dell’anno, secondo bollettino-di-guerra.noblogs.org/.

    Rispondi
  3. Per eliminare le violenze/ecc (per prima cosa) bisogna eliminare l’educazione maschilista con cui tutti i bambini vengono cresciuti, per non avere poi maschilisti/stupratori da adulti… e quali sono le responsabilità di psicologi/sessuologi/sociologi/ecc (bisogna eliminare la loro mentalità maschilista…)???… occorrono subito Corsi nelle scuole per educare i ragazzi e le ragazze: – a rispettare, amare e far felice il proprio partner – ad essere capaci di prendere liberamente decisioni autonome e responsabili su come vivere la propria vita sentimentale e sessuale – alla prevenzione degli stupri, molestie sessuali e violenze/discriminazioni contro qualsiasi persona e a non farsi condizionare dai mass-media e pubblicità che usano il corpo delle donne come oggetto sessuale -ecc. a chi interessa approfondire vedi in: https://www.facebook.com/CorsiDiEducazioneSessuale

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  4. condivido la tua proposta e la diffondo ciao Giuliana

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  5. Samuel John Porter

     /  marzo 28, 2012

    Gentile Iaia, temo che gli appelli servano a poco. Penso che sarebbero ben altri i fronti su cui muoversi. Parto dalla biologia. Sembra a me che in troppi se lo siano dimenticato, ma uomini e donne sono diversi; e nessuno è disposto a sviscerare il problema. Non si tratta di rinnegare un sacrosanto diritto alle pari opportunità, ma si tratta di voler capire lo specifico dell’anima maschile e femminile. Con tristezza vedo a tutti i livelli poca capacità di confrontarsi. Per farlo ci vuole autodisciplina. Questa è la base per l’autocritica. Senza autocritica vera si va ben poco lontano: come pretendere di saper vagliare un altro se non sei capace di farlo innanzi tutto con te stesso mettendoti a nudo allo specchio? Ma non basta. Ci vuole cultura. E quando leggo, sul Sole 24Ore Domenicale, che abbiamo un “analfanetismo funzionale” (non sapevo neppure dell’esistenza del termine) dell’80% (!!!!!) degli italiani (cioè che sanno leggere le parole, ma sono incapaci di comprendere il concetto che la frase vuole esprimere), allora mi dico che forse persone colte (come me e come lei) non hanno ben compreso in quale pantano siamo finiti. Dobbiamo fare i missionari laici (delle chiese diffido). Alla diversità delle anime aggiungo la incapacità di fare progetti e scommesse, e di sapersele comunicare reciprocamente (tra donna e uomo, sto evidentemente dicendo) e con reciproco rispetto. Per “reciproco rispetto” non intendo un superficiale ascolto dell’altro (di una coppia), intendo una domanda vera che non viene posta (o posta solo superficialmente). Vera e concreta : tu, uomo, cosa sei disposto a sacrificare di te a favore della tua donna? (E ovviamente, viceversa, tu donna cosa per il tuo uomo?). E se pure, a chiacchiere, si professa tale buon intento poi concretamente non vedo capacità di realizzarlo. Vedo esseri umani con sogni fanciulleschi, incapaci di capire che – per realizzare qualunque cosa si voglia – ci si deve battere. Mia madre mi insegnava (con la storia del maharaja cui restava poco tempo da vivere) che “Nella vita non si danno pasti gratis”. Poi nella professione (sono odontoiatra) mi capita, per esempio, la giovane di 25 anni cui spiego un suo problema e si mette a piangere come una bimba di 4 anni. In compenso andava in palestra a fare … karate !!!!!!!!!!!!!!!!! A Roma (sono romano, nonostante il nome britannico) si direbbe “Ma karate de’ che ?!?”. O un altra paziente cui cercavo di dare dei consigli (io ho una visione olistica della salute e della vita) che mi risponde che faceva Yoga. Ancora: “Ma Yoga de’ che ?!?”. Ma il tuo Yoga te lo porti appresso nella vita quotidiana o è il belletto superficiale di due ore a settimana per far vedere che … ? Ma da far vedere a chi: a te stesso allo specchio per corbellarti meglio? (Io, specifichiamo, lo Yoga l’ho praticato per vent’anni; mia moglie da 35 anni, e da più di 20 lo insegna).
    Potrei andare avanti un bel pezzo e ci sarebbe una valanga ancora da dire, ma come si fa in un semplice post? Spero d’aver reso almeno un po’ l’idea di quel che intendo dire.
    Non ho ancora letto niente del suo Blog, tornerò per leggere, Ci son capitato “per caso” (esisterebbe il … caso? :-))) mentre cercavo (non ci sono riuscito) di capire se i blog sono in qualche modo indicizzati, per leggere qualcosa d’interessante.
    Il qualcosa d’interessante l’ho trovatp, ma col … mio indice.
    Auguri per tutto.
    Un cordiale saluto.

    Samuel John Porter

    Rispondi
  6. meimi89

     /  marzo 28, 2012

    Caspita! Sono capitata in questo blog per puro caso e mi ritrovo di fronte un post che descrive esattamente l’assurda situazione italiana.
    Sono d’accordo su tutta la linea.
    E’ meglio cominciare da subito, anche perché mi sono stufata di sentir parlare di donne che subiscono violenza e di femminicidi e di leggere commenti misogini sul web.
    Bisogna cambiare registro e aiutare l’uomo che finora non è riuscito a confrontarsi e dialogare a trovare il suo posto al sole nel mondo reale.

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  7. Gentile Iaia Caputo, mi chiamo Enrico. Come vedrai dal nome del mio account wordpress, sono piuttosto interessato alla ‘questione maschile’. a tal proposito ho anche aperto da pochissimo un piccolo blog personale. Comunque sia, ti ho letta – ho presente anche il tuo libro recente sul nostro silenzio. Avevo piacere a risponderti.

    Dici, ‘è arrivato il momento di porre una questione maschile in Italia’. Senz’altro c’è bisogno che una cosa simile emerga ad almeno due livelli: uno è quello che segnali tu, a livello di sfera pubblica. L’altro, lo aggiungo, ma penso di trovarti a metà strada, è personale, anche nell’accezione politica del personale. Le relazioni tra uomini e tra uomini e donne, devono essere messe a tema dagli uomini in maniera radicale.

    Lo dice l’urgenza del tragico primato di cui tu ci parli, ma io aggiungerei, lo dice la differenza che questa violenza sulle donne, questa di oggi, esibisce. Io credo che infatti non sia la medesima violenza sulle donne che abbiamo già sfortunatamente conosciuto. Non sarei capace di dirti quando è avvenuto il cambiamento, ma posso dirti che questa violenza, prendo il caso dell’Aquila ad esempio, è la violenza che esce fuori senza controllo, senza senso quando tutti i cardini sono stati divelti. e adesso è così, tristemente, per le relazioni tra i sessi.

    Perché noi uomini non siamo riusciti in maniera massiccia e notevole a farci carico del lavoro di riscrittura di una differenza maschile all’altezza della libertà femminile. La nostra inadempienza ci ha lasciato un mondo scoperto, nudo, privo e del simbolico maschile che conoscevamo un tempo – e che seppur diversamente non era meno violento – e purtroppo ancora in attesa di un passo in avanti da parte nostra. Quel che di buono e grande la libertà femminile ha portato al mondo, non basta se non affrontiamo la questione maschile.

    Dappertutto infatti vediamo al massimo un potere violento e aggressivo, una forza irruenta e convulsa, un rocchetto al massimo, feroce ma del tutto inadatto al suo posto. Dalla maschilità nelle istituzioni alla maschilità per le strade, siamo una collezione feroce di tic.

    Le tue proposte: costituirsi parte civile – è un’idea che condivido e sulla cui fattibilità son curioso, confesso di non conoscere i termini e spero di leggerne di nuovo qui qualora ti attivassi in questo senso – coinvolgere la Lega Calcio a livello di rappresentazione, mi sembrano idee interessanti.

    Entrambe in qualche modo viaggiano a livello della rappresentazione e della visibilità – dare visibilità alla questione è infatti un punto dell’agenda. Ma se è vero che siamo in ritardo, che l’urgenza non attende oltre, e raggiungere i grandi numeri è essenziale per svoltare radicalmente, non scordiamoci che stando assai indietro il passaggio da operare è minuzioso. Bisogna affrontare la questione con urgenza, ma non bisogna trattenersi sulla soglia della cosa per timore di perdere tempo.

    La mia proposta cerca di tenersi sì, sulla visibilità – potrebbe essere una campagna infondo – ma vuole lavorare sul centimetro, per non perdersi il meglio.

    Il primato vede: una donna uccisa da un uomo ogni due giorni. allora io suggerisco:

    ogni due ogni, qualunque sia il luogo dove ci si trovi, il contesto, l’ambientazione – a lavoro, a scuola, per strada, in ascensore, alle poste – prendiamoci tutti e tutte una piccola porzione di tempo e di faccia tosta per fermare un uomo, un uomo che conosciamo oppure che non conosciamo per ricordargli di quanto sia urgente che noi uomini ci si assuma la questione maschile, quanto la quotidiana violenza sulle donne urla il bisogno che il nostro paese, la nostra società ha di una parola comune e franca di noi uomini su noi stessi.

    ogni due giorni, parla con lui – si potrebbe chiamare così.

    ti ringrazio (anche perché leggendoti e scrivendoti mi hai fatto venire l’idea!)
    Enrico Schirò

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  8. lara

     /  marzo 29, 2012

    secondo me ha più ragione la Palombelli
    http://www.ilfoglio.it/osservatriceromana/51

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    • mancina

       /  marzo 31, 2012

      l’ articolo della Palombelli e’ una vergogna…pieno di stereotipi da vomito, la chicca e’ poi considerare i napoletani come esempio di bassa lega…dovrebbe vergognarsi sia come donna che come giornalista, non ho parole!!

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  9. Sono d’accordo dalla prima all’ultima parola (magari nel concreto possiamo far conoscere al web la proposta per il prossimo campionato con uno slogan, un’immagine, un qualcosa di tecnicamente condivisibile …chissà che qualcuno ci ascolti).

    Aggiungo solo un punto: muoversi affinché tutti trovino una propria dimensione, una propria individualità. Sono convinto infatti che questo male attecchisce principalmente sulle persone che non hanno punti di riferimento solidi, radici consapevoli e positive. Se l’Uomo e la Donna non sono solidi nessuna campagna funzionerà davvero.

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  10. Chiedo scusa a tutte le persone che mi hanno scritto se non ho risposto fino ad adesso, ma ho avuto un problema con la pubblicazione dei commenti sul mio blog. Da ora dovrebbe essere risolto.
    Come sempre, dalle vostre riflessioni sulla questione maschile, mi sembra che come sempre i mass media mostrano di essere molto più indietro dell’opinione pubblica.
    Domani sera sarò a Linea Notte sul TG3 e rilancerò la proposta di una campagna contro la violenza sulle donne di cui investire uno dei luoghi del maschile per eccellenza: il calcio.
    Naturalmente, è solo una delle tante idee per sensibilizzare, anche provocatoriamente, il Paese, ma ha ragione chi di voi ribadisce la necessità di un’educazione antisessista e di decostruzione degli stereotipi a cominciare dalle scuole. C’è così tanto da fare che da qualunque parte si comincia va bene.

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  11. Luca

     /  maggio 20, 2012

    Sareste pregati di non travisare il significato di “questione maschile”, che significa tutto l’opposto di ciò che avete interesse a far passare voi.

    Chi tira in ballo concetti come “educazione maschilista” e “femminicidio” è di solito chi è talmente poco attento (o ideologicamente schierato) da non notare la strage quotidiana di ragazzi e uomini in misura ben maggiore rispetto a donne e ragazze. Sono statistiche sottaciute o non considerate in ottica “di genere” (come i morti sul lavoro, per i media senza sesso ma quasi tutti uomini), ma stanno lì, mentre la propaganda dice l’opposto da decine di anni.

    Ma a parte queste considerazioni autoevidenti… perché odiate tanto il genere maschile?

    No, davvero, la xenofobia non è niente confrontata con il femminismo. Dove volete arrivare?

    Rispondi
  12. Zorro

     /  maggio 20, 2012

    Brave, diciamolo forte che gli uomini fanno tutti schifo e le donne sono tutte sante e sempre vittime! Diciamolo forte che le donne sono una razza superiore e gli uomini sono tutti invidiosi che le donne hanno il cervello e loro ragionano tutti con l’uccello

    Rispondi
  1. Quegli uomini dalla parte delle donne | WOMAN's JOURNAL

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