Sanremo, la senescenza italiana e le donne

Sanremo ha un merito, riesce a essere una sintesi perfetta dell’Italia peggiore o, meglio, dei mali del Paese. E a dare loro un risalto e una visibilità accecanti. Dunque, mentre venivamo a sapere che si sono persi 80 mila posti di lavoro tra i giovani dai 18 ai 25 anni, diciamo quasi una generazione?, le sorti dell’evento mediatico più importante d’Italia vengono lasciate nelle mani di un anziano signore, ex gloria nazionale, il quale è un mediocre presentatore e un cantante senza quasi più voce. Spalla parlante, non si sa quanto pensante, il comico Rocco Papaleo, naturalmente un uomo, e il ruolo di bella statuina, né pensante né parlante, ovviamente affidato a una giovane e bella donna. Sostituita nel primo giorno del festival da altre due bellissime donne, chiamate, di nuovo ovviamente, a ricoprire lo stesso ruolo di intrattenimento estetico, una delle quali assurta agli onori della cronaca per una “farfallina” tatuata sulla coscia e per una vertiginosa sventolata di vestito. La loro comparsa sul palco di Sanremo ha indotto l’autorevolissima ministra Fornero a dirsi indignata per il modo in cui sono trattate le donne in televisione e la giornalista Lucia Annunziata, ex presidente Rai, a ricordare che in tv per le donne “normali” non c’è spazio. Nel frattempo, sabato scorso, una giovane donna è stata stuprata e massacrata di botte fuori da una discoteca dell’Aquila. Impossibile sostenere che 80 mila giovani hanno perso il lavoro per colpa di Gianni Morandi, e che la ragazza brutalizzata all’Aquila deve la sua disgrazia alla miseria della narrazione che la televisione fa delle donne. Tuttavia è utile riflettere sul fatto che Sanremo riafferma la tragedia della senescenza italiana e la mortificazione dell’immagine femminile. O no?

Annunci

Nel fine settimana è stata violentata un’altra giovane donna, trovata abbandonata in un lago di sangue fuori a una discoteca all’Aquila. I presunti aggressori prima negano ogni addebito, poi uno di loro parla di “rapporto consenziente”, la ragazza è ancora in stato di choc e sottoposta a intervento chirurgico, non ha ancora potuto riconoscere gli aggressori. Il centro antiviolenza dell’Aquila ha già annunciato che si costituirà parte civile. Attendiamo ancora, con infinita pazienza, che un uomo, di quelli colti, brillanti, intelligenti che firmano a manetta lenzuolate sulle prime pagine dei giornali, magari analizzando finemente nuove e vecchie barbarie, o preoccupanti fenomeni delinquenziali, ci dica finalmente qualcosa di illuminante sul perché nel secondo millennio uomini apparentemente “normali” e “normalmente”sani, piacevoli, socialmente adattati e mediamente alfabetizzati riducano una donna in fin di vita dopo averla stuprata come al tempo del ratto delle Sabine.